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Ridurre i Comuni, aumentare la democrazia
29 febbraio 2012, 08:10
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Lo scopo di questo blog è quello di raccogliere storie, idee, riflessioni sul tema della riorganizzazione amministrativa del territorio da parte di cittadini e di amministratori locali (due categorie che spesso coincidono).

Faccio la mia parte.

Da 6 anni sono vicesindaco nel mio Comune: Vimercate, a due passi da Milano, Brianza per definizione. Un territorio ricco di storia e ancora molto ben conservato, soprattutto paragonato al contesto ambientale che lo circonda. Per studi e vocazione mi occupo di politiche culturali: penso che la Politica o è cultura o non è. E penso che dai modelli culturali passano tanto le buche nelle strade, quanto i servizi sociali e i modelli di sviluppo economico.

Da 3 anni sono convinto che in quest’area si potrebbero unire i Comuni, farne uno grande e fortemente decentrato, tanti uffici vicini ai cittadini, uffici sia fisici sia virtuali, con orari di apertura ampi (noi qualche anno fa lo abbiamo fatto con il nostro Spazio Città). Penso che un grande Comune possa avere la forza  di affrontare i problemi impellenti su cui i cittadini chiedono risposte: portare la metropolitana, ridurre l’impatto di Pedemontana, affrontare i temi della mobilità, gestire meglio e in modo meno disordinato il territorio rimasto libero e soprattutto rilanciare il tessuto economico del distretto dell’alta tecnologia (ex IBM, ex Telettra, ST ….), dare spazi e opportunità agli studenti delle superiori, migliorare il sistema dei servizi sociali soprattutto domiciliari.

Sono i temi chiave del futuro di questo territorio. E sono quelli su cui i cittadini chiedono risposte, tanto che li si incontri in piazza o al mercato, al ricevimento pubblico del martedì sera in Comune, piuttosto che su Facebook.

Ma questi temi non li può seriamente affrontare nessuno dei nostri Comuni da solo. Da qui l’idea dell’Unione dei Comuni del Molgora: un soggetto forte, grande, decentrato, autorevole. Con il peso e le risorse per affrontare quelle tematiche. Un luogo dove le diverse comunità non scompariranno, troveranno anzi un luogo per ragionare del proprio futuro.

Io ci credo. Ci si può arrivare anche per piccoli passi, se serve. Qui, da quasi trent’anni, ad esempio, i servizi bibliotecari si fanno insieme e il Sistema Bibliotecario del Vimercatese ha parametri di qualità tra i più alti d’Italia. E costi bassissimi (e nessuna indennità per gli organi politici, da sempre). Da quindicianni qualcosa di simile sta avvenendo anche per i servizi sociali.

Allora avanti tutta. Con giudizio, ma anche con coraggio.

Io credo che l’idea non riguardi solo noi. Credo che avere Comuni più forti ed efficienti significhi anche maggior democrazia: razionalizzare le spese, utilizzare meglio i diversi talenti, ottimizzare i ruoli di dirigenza. E perché no, anche meno poltrone, magari più pesanti. Posti utili a qualcosa, che diano risposte. E non per cadere nella retorica dei costi della politica, tanto più che le indennità di sindaci e assessori son davvero poca cosa. Ma invece che ridurne il numero, come è stato fatto, così da avere pochi assessori che fanno sempre più cose in un territorio piccolo e con scarse risorse, è forse meglio avere un numero di persone maggiore che però possano fare bene il loro pezzo, seppur meno ampio, ma su un territorio più vasto e per un numero superiore di cittadini. Meno poltrone e più utili.

Io credo che questa sia una via praticabile e vorrei raccogliere altre idee simili. Potete inviarmele e le pubblicheremo.

Roberto Rampi  rampir@tin.it



Un contributo da Bernareggio
7 marzo 2012, 02:04
Filed under: comuni, enti locali

Interessante e provocatoria la proposta di Rampi.
Anch’io sono del parere che nelle condizioni attuali  le “singole municipalità” sono sempre meno in grado di rispondere ai bisogni che  i cittadini richiedono. Siamo di fronte ad una situazione di grande difficoltà delle Amministrazioni Comunali che non sono in grado,  ognuna per conto proprio, ad organizzare servizi efficienti, servizi sociali ma anche interventi sulle scuole, tanto per fare alcuni esempi.
Un processo di impoverimento (non solo economico) sta avanzando sempre più celermente portando un peggioramento nelle condizioni di  vita dei cittadini dei nostri Comuni ; oltre a quelli citati pensiamo ai tagli alla cultura, alle associazioni sportive, a quello del  “no-profit”.

Non è più possibile che ogni Comune ragioni all’interno dei suoi confini.
Rampi propone “un’unione dei Comuni del Molgora.
Personalmente ritengo che la discussione possa svilupparsi da quella che i comuni del vimercatese sostennero qualche anno fa quando proposero il “Circondario”. Compito del Circondario era la pianificazione dei servizi su un territorio che andava al di la dei singoli  Comuni e la possibilità della gestione dei servizi in forma associata. Alcune esperienze in questa direzione ci sono già; si tratta di  andare con forza lungo questa direzione; in modo  da conservare le singole autonomie dei Comuni , con compiti e funzionalità diversi,  ma sopratutto rafforzare enormemente la gestione associata dei servizi con razionalizzazione ed economia delle spese, risparmio di  risorse , una forte riduzione dei costi  e fornitura di servizi migliori ai cittadini.

Concordo comunque con Rampi che, al di la delle forme, sulle quali possiamo confrontarci, sarebbe opportuno che il PD si confronti  per tempo, in modo organico su questi temi.

Ciò anche per evitare, come sta avvenendo ad esempio sulle Provincie,  ma non solo (taglio degli assessori nei Comuni), che il  confronto e la discussione, vengano superati da proposte “populistiche” che, cogliendo il malcontento di molti cittadini, mirino solo alla ricerca del consenso e non a quella  della soluzione dei problemi .

Un saluto

Nadio Limonta
Consigliere Provinciale, già assessore a Bernareggio



Ci scrive il Sindaco di Ornago
1 marzo 2012, 13:49
Filed under: comuni, enti locali

Ornago, 1 marzo 2012

Io sono da sempre stata una sostenitrice convinta dell’unificazione di funzioni e servizi a livello sovracomunale. Per cui con me sfondi una porta aperta. L’unica cosa è il nome “Unione dei comuni del Molgora”: tieni conto che il mio Comune non è sul Molgora. La cosa migliore secondo me è rispolverare la nostra Associazione dei Comuni del vimercatese.  Abbiamo davanti a noi un campo vastissimo di argomenti da affrontare: ora i Comuni sotto i 5000 abitanti sono obbligati a unirsi in qualche forma, e penso che si potrebbe partire da loro, per poi aggregare anche altri, sulla base di progetti concreti e vantaggiosi. Penso che l’Unione sarebbe la forma ideale, senza creare altre sovrastrutture. La formula dell’Unione ha anche molti vantaggi, rispetto alla convenzione: non crea problemi per il patto di stabilità e, da quel che mi risulta, può funzionare senza costi fissi.

Per intanto come Ornago ci siamo convenzionati con Burago per associare le funzioni di Polizia Locale e dei servizi alla persona.

Buona giornata

Il Sindaco di Ornago
Maurizia Erba



Un contributo interessante dalla Provincia di Imperia
1 marzo 2012, 11:52
Filed under: comuni, enti locali
Matrimoni Possibili
Se ne parla da un po’, ma troppo sottovoce e invece dovrebbe essere un tema di cui si dovrebbe discutere di più, perchè è un passaggio che può dare una significativa svolta amministrativa a tutto il territorio italiano. Sto parlando degli accorpamenti tra i piccoli Comuni. Alcuni di coloro che mi conoscono si stupiranno, sapendo quanto io sia legato alla mia Mendatica (e anche scherzosamente campanilista), ma è un fatto che nel mezzo del riordino generale della struttura dello Stato si parla di scioglimento delle province, di città metropolitane, ma poco di come rendere efficaci ed efficienti i servizi nei piccoli Comuni. E una delle vie proposte è proprio l’accorpamento.

Tra i motivi che spingono in questa direzione c’è la possibilità di razionalizzare i servizi, che è sempre più diseconomico gestire separatamente (anagrafe, ufficio tecnico, rifiuti, etc). Contro, c’èil rischio di “rompere” equilibri storici e di allontanare dalla cittadinanza enti che in molti casi funzionano meglio delle grandi città.

In concreto, andando a memoria, proposte di fusioni uscite sui giornali hanno riguardato varie zone della Provincia di Imperia : si parlava di comune unico del Dianese (mettendo assieme Diano Marina, Castello, Arentino, San Pietro, Cervo, San Bartolomeo e Villa Faraldi), di un’altro accorpamento allo sbocco della Valle Argentina (tra Riva, Santo Stefano, Pompeiana e Terzorio), di un nuovo Comune nell’Alta Valle Arroscia (tra Mendatica, Montegrosso, Cosio e Pornassio, con l’ipotesi di allargarsi a Monesi e Piaggia) e di un matrimonio alla foce del Nervia tra Camporosso e Vallecrosia.

A me piacerebbe che a parlarne fossero le comunità locali, che dovrebbero avere la possibilità di scegliere questa via per ottenerne vantaggi e non subirla come decisione imposta dall’alto (magari suggerita da qualche benpensante metropolitano che non conosce cosa vuol dire vivere in una piccola comunità). Una libera scelta, su cui magari è opportuno approfondire le questioni più pratiche caso per caso e trovare delle soluzioni pratiche e concrete.

http://alessandrolanteri.wordpress.com



Ci scrive l’assessore alla cultura di Arcore
29 febbraio 2012, 18:18
Filed under: comuni, enti locali
L’ipotesi è seducente. Credo che servirebbe anche a superare un certo campanilismo che divide le forze piuttosto che unirle. “Arcore è meglio di Vmercate”, “Arcore deve competere con Vimercate”…robe un po’ superate. Però il tutto dovrebbe… anche essere fatto tenendo in debito conto le differenze locali. Una cosa è il locale, un’altra il localismo; la prima è da valorizzare, perchè anche solo restando ad Arcore è del tutto ovvio che La Cà non è il Bruno e che Bernate è un’altra cosa ancora, ma che nessuna di queste reatà può pensare oggi di amministrarsi da sola. Penserei allora a una struttura realmente federativa che faccia emergere le specificità locali allargando però il raggio d’azione amministrativo e centralizzando alcune funzioni e decisioni. Possiamo iniziare a lavorarci. Per il mio modo di intendere le cose il primo passo da fare è culturale ed educativo: sempre più iniziative sovracomunali, sempre più collegamenti tra noi e sinergie. Quando qualcuno in Consiglio Comunale ogni volta che presento progetti sovracomunai (dal SBV ad Avviso Pubblico al Tavolo Scolastico) continua a commentare “perchè non facciamo da soli e ci emancipiamo da Vimercate” capirai che la strada è lunga. Ma è quella giusta.
Raffaele Mantegazza


Ci scrive un Sindaco dalla Val d’Aosta
29 febbraio 2012, 18:14
Filed under: comuni, enti locali

Capito per caso su questo blog e devo dire che mi interessa parecchio. Mi presento: sono sindaco di un piccolo comune (120 abitanti) di montagna nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta e sono convinto che le sfide più difficili per i piccoli comuni siano proprio in questa direzione. Apprezzo molto l’approccio dell’autore del blog: bisogna partire con aggregazioni dal basso che possono ovviamente differire da caso a caso. In chiaro: un processo assolutamente opposto a quello del precedente governo che immaginava di accorpare gli enti sotto una certa dimensione demografica. Io credo che “diventare grandi” per noi piccoli comuni sia un imperativo non più rinviabile e personalmente sono favorevole anche alla fusione di comuni così piccoli come il mio. Sempre, però, partendo dalla realtà concreta e non immaginando fusioni a tavolino che poi non funzionano. Non esiste infatti solo il parametro demografico, seppur importante. Io che amministro un comune di alta montagna (siamo a 1.700 m.) devo ovviamente immaginare l’aggregazione (in qualsiasi forma) del mio comune anche prendendo in considerazione la morfologia del mio territorio. Ad esempio: immaginare da noi di costituire enti di 3.000 abitanti è davvero impensabile se solo si considera che la mia vallata (composta da tre comuni) conta meno di mille abitanti. Significherebbe aggregare tre valli con problemi logistici e di spostamento non indifferenti. Più facile e più ovvio immaginare delle sorte di Comunità di Valle, in cui il comune di fondovalle (generalmente più grande e più strutturato) possa fare da guida ai piccoli comuni di alta montagna come il mio, ove concentrare gli uffici e coordinare i servizi. Poi ci vuole una buona mobilità, magari sostenibile e l’abbattimento del “digital divide” che consenta di fare da casa ciò che è superfluo fare allo sportello comunale. Per fare ciò, però, servono risorse che spesso mancano oppure sono mal spese. In conclusione: io credo che i piccoli comuni dovrebbero spingere per una legge nazionale, applicabile a tutto il territorio, che dia gli strumenti finanziari utili a spingere verso questa direzione. Non obblighi, ma incentivi ad aggregarsi (con finanziamenti diversificati in base al grado di aggregazione maggiore o minore posto in essere) secondo le specificità territoriali, non solo in un’ottica di risparmio, ma anche per una crescita culturale e di sistema degli enti locali. Un saluto. Fulvio Centoz. f.centoz@gmail.com



Una bella segnalazione sul tema
29 febbraio 2012, 18:13
Filed under: comuni, enti locali

“Mazzini non aspettò gli studi di fattibilità” Sull’Appennino il referendum è già partito

Un centinaio di persone alla prima assemblea dei cittadini della Val Samoggia. All’ordine del giorno, il progetto di fusione tra i comuni dell’area

di VALERIO VARESI

"Mazzini non aspettò gli studi di fattibilità" Sull'Appennino il referendum è già partito

«Pensate che Garibaldi e Mazzini abbiano fatto uno studio di fattibilità quando hanno deciso di unire l’Italia?», domanda Umberto Costantini al centinaio di cittadini stipati nella sala dei Giganti della rocca di Bazzano che fu dei Bentivoglio. E’ qui che va in scena il primo atto del tour fra i cinque Comuni della Val Samoggia decisi ad unirsi.
Una risata compiaciuta gli risponde stemperando la tensione della discussione sul progetto di mega-Comune di questa fetta di provincia, che già ha compiuto qualche passo verso l’integrazione tramite l’Unione dei Comuni e la Comunità montana, e che ogni anno si ritrova a celebrare il tartufo nero e il “funerale della Saracca” di Uliveto, il rito che seppellisce la miseria che per secoli ha abitato questi monti. Umberto esorta al sogno in una serata fatta di numeri, anche lui con la rappresentazione efficace di un paradosso. In effetti occorre buttare il cuore oltre l’ostacolo per non restare avviluppati nella consuetudine e nel conservatorismo. Lo dice anche Ezzat Hierani, iraniano trapiantato in Italia da quarant’anni e alla fine approdato a Bazzano dopo mezzo giro del mondo.
«Nemmeno noi, con le nostre famiglie, quando prendiamo una decisione conosciamo in anticipo come andrà a finire: si prova e si vede cosa succede», spiega sfoderando il buon senso dell’esperienza. Al contrario Simone Rimondi, della lista civica locale, teme il cambiamento e soprattutto non ne vede i vantaggi, benché l’esposizione del sindaco di Bazzano Elio Rigillo sia stata dettagliata e piena di cifre. «Perché non continuare sulla base dell’esperienza derivata dall’Unione dei Comuni, se ha dato buoni frutti? Perché voler cambiare a tutti i costi?».
Le tre anime dell’assemblea sono queste: quella dei sindaci fatta di razionalità e imbevuta di economia amministrativa, quella di chi cavalca il nuovo e sposa l’avvenire appellandosi a una sorta di elan vital e chi, sempre sposando le ragioni del cuore, resta abbarbicato alle nobili piccole patrie. Vecchi confini territoriali che, come spiega il segretario di zona Pd Forte Clo, risalgono all’epoca napoleonica, «quando le distanze si misuravano in giornate a cavallo».
Oggi la Val Samoggia sogna il wireless, i servizi on line, la viabilità migliore e i collegamenti coi territori vicini. «La gente è molto più avanti della geografia istituzionale – prosegue Clo -. Il territorio è ancora segnato da vecchi riferimenti come le scuole elementari, le icone mariane o le stalle sociali, ma questa è archeologia e il mondo ruota altrove ponendoci l’esigenza di adeguarci».
Ennio Daghicchio, ex dirigente scolastico ultraottantenne, sembra un ragazzino quando canta con invidiabile voce l’Internazionale, nella strofa che cita “il sol dell’avvenir”. Intende esprimere così il suo convinto assenso alla nuova formazione comunale. Andrea Lolli, da ex sindaco reduce da una lunga carriera amministrativa, rappresenta la via mediana: sì al super-Comune, ma senza nutrire particolari illusioni sul risparmio ipotizzato dai tecnici dell’Alma Mater che hanno stilato il progetto. «Se crescono i livelli istituzionali occorre che essi dialoghino, altrimenti si rischia di costruire un baraccone incapace di funzionare», paventa, ipotizzando altresì che il personale non potrà essere ridotto proprio per questa maggiore necessità di coordinamento. Roberta Barbieri, consigliera del centrodestra, è la più tranciante: «Questo studio è un nulla cosmico», liquida, snocciolando una serie di perplessità sui conti e sui progetti. «Ci dicono che si potrebbe costruire un istituto scolastico superiore sul territorio, ma quale e con che costi?», esemplifica. Tanto più che i 250 ragazzi della valle che frequentano le superiori vanno a scuola in diciassette istituti diversi.
I sindaci ascoltano con pazienza e annotano tutto. Alla fine il loro obiettivo primario è il mantenimento dello status quo dei servizi: della serie, va già bene se non cambia niente. «Così come siamo messi – confessa Daniele Ruscigno, sindaco di Monteveglio – saremmo costretti a chiuderne molti. Insieme, razionalizzando, possiamo forse garantirli». Per quanto tempo ancora ci si potrà salvare con capriole contabili e ingegnerie istituzionali non è dato sapere.

(29 febbraio 2012)